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LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
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recensioni

A.A. ONDOSO EMANUELE NUCLEO EFESTO 183°
17 Feb 2024
Questo documentario tratta di tematiche molto difficili cioè, come abbiamo visto, tutto quello che c'è dietro le vittime di mafia. Il trauma maggiore, infatti, resta ai familiari (alle persone che si sono trovate nelle circostanze) che sono rimaste sotto shock dalla vicenda; per loro infatti è difficile metabolizzare l'accaduto e continuare come prima la loro quotidianità. Questo malessere viene accentuato dai giornalisti che non mostrano rispetto nei loro confronti, invadendo la loro privacy senza lasciarli neanche liberi di "andare al supermercato" , o facendo domande scomode e inopportune soltanto per far risaltare la loro intervista sui giornali; il loro unico scopo è quello di guadagnare sulla vicenda, infatti, scrivono solo frasi 'effetto che attirano l'attenzione senza approfondire il caso e magari dargli l'importanza di cui avrebbe bisogno. Negli ultimi tempi tutto ciò sta aumentando a causa dei social media dove queste notizie girano più velocemente e tutti sono ancora più al corrente dell'atteggiamento egoistico dei giornalisti.
Infine cambiando punto di vista, c'è anche quello di chi commette il reato; alcune persone si giustificano, ad esempio, dicendo di non conoscere il buonsenso, le leggi, i diritti perché cresciuti senza regole e non riesco ad immedesimarsi nel dolore delle vittime o dei familiari.
Ernesto Manica nucleo EFESTO 183° corso
17 Feb 2024
Già dal titolo "lo strappo" si può dedurre ciò che accade alle vittime di un reato, ovvero che con il reato viene portata via una parte di sé che tormenterà la vittima per sempre. La cosa brutta è che i criminali non conoscano le regole della società, il rispetto per le persone e il danno che creano alle vittime; cose che riconoscono fortunatamente grazie al trattamento rieducativo in carcere. Un aiuto potrebbe essere dato dai giornalisti nel diffondere le regole della società e le conseguenze di chi non le rispetta, ma loro si fanno presenti solo nel momento dell' accaduto e nel momento della sentenza, facendo domande non opportune in quel momento per la vittima e creando una situazione di sconforto. Così come i mass media che forniscono solo informazioni pubblicitarie e poco utili alla società e non del grande lavoro che accade all'interno delle carceri per cercare di salvare quante più persone possibili da quella strada intrapresa.
A.A. Supino Giovanni 183° Nucleo Efesto
16 Feb 2024
"La vittima non esiste!" La possibilità di compiere determinate azioni, restando imperturbati, è causata dall'idea che il criminale ha del oggetto passivo dell'azione. Si, oggetto. Non si può parlare di persona, con essa si rischia di provare empatia. Come si può commettere un crimine contro qualcuno che reputi tuo pari? Risulterebbe difficile, ecco che si applica quel meccanismo di giustificazione che consente al criminale di sminuire il valore dell'altro. Un esempio è riportato dal Magistrato di sorveglianza Cossia, racconta di un condannato che si lamentava di aver preso 16 anni per aver "fatto solo 105 rapine". Lui non ha ucciso nessuno, si giustifica. Non ritiene che ci sono vittime traumatizzate dalle sue azioni.
Gaetano Palumbo Nucleo efesto 183° verbania
16 Feb 2024
Il documentario visionato, "Lo strappo. Quattro chiacchiere sul crimine", ha affrontato un tema molto ampio e complesso attraverso diverse testimonianze che hanno permesso una visione completa di quanto trattato. È stato affrontato il tema del reato attraverso diversi punti di vista: quello delle vittime, che ricordano ogni singolo dettaglio dell' accaduto, come se fosse passato soltanto qualche giorno da esso; ciò a causa dell' evidente traumaticità dell' evento; quello di chi commette il reato, che mostra assenza di umanità e di coscienza ed esplicita di non dar peso alla vita umana e di non considerare le vittime quanto tali. Le vittime vengono spesso viste da chi commette reato non come persone ma come veicolo necessario al raggiungimento dell' obbiettivo e alla trasmissione di un determinato messaggio; quello di diversi professionisti che ruotano attorno al mondo della giustizia: magistrati, avvocati, giornalisti ,etc. L' avvocato ha analizzato il tema del risarcimento danni, spesso rifiutato dai familiari delle vittime, che, anziché accettare il risarcimento decidono di impegnarsi affinché sia fatta giustizia. Il giornalista invece, ha analizzato le modalità con cui viene riportata la notizia, affermando che spesso i giornalisti si focalizzano più sul momento, che è un elemento del racconto molto forte, che "cattura l'attenzione pubblica", e sulla sentenza, piuttosto che sulle conseguenze del reato e sull' impatto che esse hanno sulla vita di tutte le persone coinvolte.
A.A. Pasqua Gianluca Nucleo EFESTO 183° Verbania - PARTE 2
16 Feb 2024
Tutte queste concezioni non vengono viste dai criminali al momento dell’atto, ma lo si capisce quando si è detenuti, spesso troppo tardi, portando ad un senso di colpa e di coscienza su sé stessi, o peggio ancora, alcuni di loro non sono in grado di comprendere la gravità del reato commesso, semplicemente perché e il loro modo di vivere, agire sbagliando nei confronti delle vite umane, compreso la loro.
A.A. Pasqua Gianluca Nucleo EFESTO 183° Verbania - PARTE 1
16 Feb 2024
La visione del documentario porta in primis alla concezione del vivere quotidiano del criminale, basato sul senso unico e personale della sopravvivenza, dei propri interessi e poteri senza aver coscienza delle conseguenze che si può avere verso sé stessi ma soprattutto verso gli altri. Purtroppo, di fronte a queste situazioni tutti possono essere “vittime” spesso anche ingiuste, innocenti, e a pagare il conto è sempre la società stessa. Un esempio è proprio nel documentario dell’“Auto bomba” rivolta al magistrato Palermo, (fortunatamente sopravvissuto), ma che ha colpito la vittima dei familiari. Loro chiedono innanzitutto giustizia, ma non come risarcimento dei danni. Infatti, cosa che non condivido, alcuni giornalisti credono che il processo sia solo un modo per risarcire le vittime, o capire se perdonano il criminale mettendo da parte il lato più importante: quello emotivo. Eppure le vittime sanno che purtroppo i processi sono molte volte ingiusti, lunghi, con un'alta probabilità di non ricevere giustizia, costretti a vivere con la consapevolezza di aver perso una persona senza motivo e con un “perché”? ,che si porteranno per tutta la vita. Seppur non vittima del reato, in alcuni casi spesso si è lo stesso vittima in altri ambiti, come la necessità di abbandonare il proprio lavoro, o peggio della libertà solo perché si fa il proprio mestiere.
Gaetano Palumbo
16 Feb 2024
Il documentario visionato, " lo strappo. Quattro chiacchiere sul crimine" ha affrontato un tema molto ampio e complesso attraverso diverse testimonianze che hanno permesso di avere una visione completa di quanto trattato. È stato affrontato il tema del reato attraverso diversi punti di vista: quello delle vittime, che ricordano ogni singolo dettaglio dell' accaduto, come se fosse passato soltanto qualche giorno da esso; ciò a causa dell' evidente traumaticità dell' evento; quello di chi commette il reato, che mostra assenza di umanità e di coscienza ed esplicita di non dar peso alla vita umana e di non considerare le vittime quanto tali. Le vittime vengono spesso viste da chi commette il reato non come persone ma come veicolo necessario al raggiungimento dell' obiettivo e alla trasmissione di un determinato messaggio; quello di diversi professionisti che ruotano attorno al mondo della giustizia: avvocati,magistrati , giornalisti ecc. L'avvocato ha analizzato il tema del risarcimento danni, spesso rifiutato dai familiari delle vittime, che anziché accettare il risarcimento, decidono di impegnarsi affinché sia fatta giustizia. Il giornalista, invece, ha analizzato le modalità con cui viene riportata la notizia,affermando che spesso i giornalisti si focalizzano più sul momento, che è un elemento molto forte, che " cattura l'attenzione pubblica", e sulla sentenza, piuttosto che sulle conseguenze del reato e sull'impatto che esse hanno sulla vita di tutte le persone coinvolte.
AA Bianco Debora 183°corso Verbania Nucleo Efesto
16 Feb 2024
Nel corso degli anni la criminalità ha acquisito sempre più potere sul nostro territorio portando sempre più alla distruzione di famiglie. I famigliari delle vittime ne hanno risentito molto, soprattutto a livello psicologico è stata traumatica la perdita di una persona cara con la quale si condivideva la vita di tutti i giorni. Dalle interviste effettuate si può dedurre che coloro che commettono reati non sono consapevoli delle conseguenze che hanno sulla vita delle persone a livello pscicologico, la rabbia che genera quando i famigliari delle vittime non sono a conoscenza della verità.
A.A. Augusto Verolla Nucleo: Efesto 183° corso
15 Feb 2024
Ogni volta che avviene un crimine si ha l’evidenza di uno strappo nel tessuto sociale, nel corpo delle citta e nelle vite di chi lo compie e di chi lo subisce.
Il detenuto fa capire cosa prova un criminale: se non si a valore della propria vita come può interessarsi la vita di un'altra persona si cerca solamente i propri interessi come se fosse uno spirito di sopravvivenza aggiunge pure pure che le vittime non esistono, non si rendono conto delle vittime che fanno se ne rendono conto solo una volta che si trovano all’interno del carcere
Un altro dettaglio da sottolineare è quello dei familiari delle vittime di mafia e di terrorismo che raccontano le proprie sensazioni provate nel giorno degli attentati ricordando perfettamente le date degli eventi anche con i piccoli dettagli per esempio in che punto preciso si trovavano, tutt’oggi hanno ancora i loro dubbi e i loro rancori su questi eventi, dandosi da soli le colpe che non hanno potuto proteggere di più i loro familiari.
Un altro detenuto parla anche di un'altra tipologia di vittima per esempio “la vittima senza reato” cioè distruggere solo psicologicamente una persona attraverso un atto che compie un aggressore (rapina, estorsione).
I familiari delle vittime di stragi cercavano di trovare un senso alla morte dei loro familiari dicendo che non sarebbero le persone di oggi se non avessero subito quel tipo di trauma ad un età troppo giovane.
A.A. Marco cioffo Nucleo Efesto 183
15 Feb 2024
Nel documentario si nota subito la differenza tra chi ha commesso un reato e chi lo ha subito. Il Reo non da importanza alla vittima in quanto il suo scopo è solo quello di trarre vantaggio dall'atto criminoso mentre la vittima si ritrova la sua vita stravolta in un attimo inconsapevolmente. Altro aspetto importante che si nota è quando il reo nel momento in cui si ritrova a scontare la pena, si domanda perché si trova in quella situazione in quanto inconsciamente non si rende conto di ciò che ha fatto.
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