LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
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recensioni

luciano fortini allievo vice isp.
30 Giu 2022
Per la mia esperienza personale posso dire che le azioni di ognuno hanno prima un motivo di base, che nel caso di eventi critici a volte dipendono da un interpretazione sbagliata della situazione. .Anche perché da esperienza spesso io da agente assistente pur avendo lavorato in istituti medio e piccoli non riuscivo a cogliere subito o abbastanza in anticipo il segnale del detenuto. Che peraltro il piu delle volte è concentrato su se stesso o all'opposto sull'amministrazione come se non riuscisse a vedere tutti i lati di una determinata situazione. Ma ho il rammarico dove non sono riuscito a segnalare in tempo a superiori educatori o addetti ad infermeria situazioni poi degenerate vedi ad esempio suicidio.
Federico
28 Giu 2022
Documentario senza dubbio interessante, che analizza le singole figure che ruotano attorno al "reato". La condizione della vittima è quella che con il proprio carico emotivo lascia senza parole. Le esperienze riportate sono estreme e non possono che condurre ad un senso di rabbia, per quello che hanno subito, per la poca importanza che hanno all'interno del procedimento penale e per il poco rispetto dei media, che vogliono solo spettacolarizzare la cosa. I professionisti della giustizia, d'altra parte, esprimono frustrazione ed amarezza. Tale condizione, col passare degli anni, sfocia nella rassegnazione di fronte ad un sistema che non fornisce tutti gli strumenti necessari. Poi c'è il reo, colui che con il proprio comportamento ha creato le “vittime del reato”, ma che al tempo stesso si sente vittima. Il nostro sistema d'altronde riconosce loro questa condizione. L'art. 27 della Costituzione prevede che la pena deve tendere alla rieducazione, senza alcun riferimento al carattere afflittivo della pena e per questo la vittima ha solo un ruolo marginale. Infine, relativamente all'esperienza dello scrivente, fa riflettere come ogni operatore della giustizia debba fare riferimento al reato commesso, ogni volta che esprimere un parere sul soggetto, mentre l'Agente di Polizia penitenziaria può anche non conoscere il reato commesso. Anzi tale condizione è spesso auspicata, in modo da garantire a tutti lo stesso trattamento, scevri da qualsivoglia coinvolgimento emotivo.
Allievo V.I. Nucleo Genova Carmine Sasso
25 Giu 2022
Integrazione... Risale agli inizi della mia esperienza lavorativa da agente penitenziario il mio incancellabile ricordo di un “contatto” inaspettato ed improvviso o meglio ancora dell’ ”impatto” con le parole di un detenuto giovane come me ma che contrapponeva al mio impegno pieno di aspettative per il futuro la sua delusione che mi lasciava senza fiato. Era in quell’istituto da cinque anni e ne avrebbe trascorso altri cinque… mi si è avvicinato con una banale scusa per chiedermi delle informazioni in merito alle attività ricreative fruibili dai detenuti; in quel momento capii subito che dietro la sua richiesta di informazioni c’era dell’altro pur rivestendo i panni dell’agente novello alle prime armi: era chiaro che lui vedesse in me qualcuno con cui parlare perché ne aveva “bisogno”! Ne avvenne un breve colloquio di pochi minuti dal quale percepii senza troppa fatica la frustrazione del peso della sua condanna che traspariva dal suo volto e dalle mezze parole che alternava a piccole pause dettate dalla paura di “rivelarsi” troppo ad una persona estranea. La cosa che più mi lasciò senza parole fu l’ultima sua battuta prima della fine della conversazione: “soffro soprattutto perché non riesco a dare un senso al fatto che ancora oggi un uomo che commette un reato possa essere tenuto per tanto tempo “RELEGATO” tra quattro mura! Ecco, durante la visione del documentario è stato come se avessi riascoltato queste stesse parole pronunciate oggi da uno dei detenuti intervistati.
Allievo V. Ispettore n. Genova Giovanni T.
25 Giu 2022
Ad integrazione di quanto già scritto nel precedente post si porta a conoscenza della propria esperienza personale con alcuni dei detenuti intervistati, che facevano parte del gruppo della trasgressione, nello specifico si fa riferimento al fatto che loro stessi si sentono vittime del sistema penitenziario VITTIME-CRIMINALI-DETENUTI-VITTIME come uno degli intervistati diceva nel video, quasi giustificano il reo che a sua volta aveva commesso “Vittima nella Vittima”. “Il detenuto che afferma di sentirsi Vittima”, come dice il Magistrato Dott. Cossia nel video le vere Vittime sono i familiari dei detenuti che stanno a casa che subiscono indirettamente tutti i disagi causati dal proprio marito o figlio che sta in carcere.
Allievo Vice Ispettore Nucleo Genova Vittorio D.B.
25 Giu 2022
Ad integrazione del commento precedente, per esperienze vissute posso dire che, anche dopo del tempo passato in un istituto penitenziario, alcune persone non riescono ad elaborare un percorso sull’importanza della vita, in quanto creano delle situazioni di pericolosità per la loro stessa vita, per la vita degli altri detenuti e del personale che deve intervenire e gestire in poco tempo con lucidità l’evento, evitando ulteriori “vittime”.
Allievo Vice Ispettore Funaro Antonio - Nucleo Genova
25 Giu 2022
Ad integrazione del mio precedente intervento volevo aggiungere un contributo in base alla mia esperienza per quanto riguarda il lamentato abbandono del sistema penitenziario da parte del detenuto.Ebbene personalmente ho lavorato per qualche tempo nell'area trattamentale-educativa occupandomi concretamente dell'organizzazione di molti progetti trattamentali e devo dire che almeno in un istituto grande come quello nel quale ho lavorato posso dire che le attività trattamentali organizzate sono ampie,variegate e di notevole interesse pertanto non posso che trovarmi in disaccordo,non noto affatto questo abbandono anzi tutt'altro,onestamente devo però ammettere che non conosco la situazione di realtà più piccole dove forse potrà rilevarsi qualche criticità al riguardo,semmai un aspetto nel quale si dovrebbe intervenire è un ampliamento dell'organico degli educatori.Avendo lavorato anche negli uffici della Procura posso in base alla mia esperienza confermare le criticità citate dal magistrato, effettivamente ho potuto riscontrare una cronica carenza di personale che rallenta molto le attività giudiziarie.Resta il fatto che carenze di organico a parte le possibilità di una buona riuscita del trattamento secondo il mio parere è tutta nelle mani del detenuto e della sua effettiva indole e collaborazione alla rieducazione,avendo anche concretamente partecipato alla stesura di molti programmi di trattamento ho potuto verificare il successo di alcuni come il fallimento di tanti altri.
Allievo V.Isp. INFLUENZA Carmine
25 Giu 2022
Guardando questo video percepisco la diversità degli stati d'animo provati dai vari protagonisti del documentario passando dalla coincidenza dall'evitare di essere una vittima, al trauma di essere vittima indiretta del fatto compiuto, alla vittima vera ossia chi ha subito, alla sofferenza e alla rabbia di chi commette il reato che successivamente si trasforma in vittima, poiche non gli vengono riconosciuti i principi costituzionali sanciti dall'art.27 cost., dove la pena deve tendere alla rieducazione ma invece il reo viene soltanto rinchiuso per scontare la pena uscendone poi ancora più incattiviti e senza aver capito il vero senso di scontare una pena, quindi vittima del sistema. Per esperienza personale posso dire che anche chi è ristretto al regime detentivo di cui all'art.41-bis co.2 O.P. si ritiene vittima, nonostante ha fatto vittime, appunto perchè in primis non riconosce la propria colpevolezza e poi è chiaramente contrario alle regole del sistema penitenziario.
a.v.i. vettorello andrea
24 Giu 2022
ad integrazione della recensione del 13-06-2022. Visionando il filmato, ho provato uno certo stato d'ansia che i "protagonisti vittime" mi hanno trasmesso con i loro guardi con lo stato di impotenza trasmessomi dai ritmi e tempi di quello che raccontavano quasi dispiaciuti a loro volta di essere toccato a loro di essere i sopravvissuti. Questo mi ha in un certo senso influenzato da quanto affermato in precedenza, potendo solo aggiungere che la "mission" assegnata ad un operatore e' il massimo del minimo. Intendo come massimo del risultato avvicinarsi a quanto stabilito dal mandato costituzionale, e come minimo il percecito dalla colletivita'
GILBERTO SOLAZZI
23 Giu 2022
Ad integrazione della recensione per quanto attiene la dialettica e il comportamento.....Per qualificare il concetto in base alla mia esperienza lavorativa e professionale intendo che l'analisi delle singole parti di un sistema se non vengono inserite negli specifici contesti cioè il comportamento dei singoli e dei singoli nel gruppo di appartenenza composta da forze interne opposte, ossia la natura della realtà è fondata sul cambiamento e sul processo l'individuo e l'ambiente sono in costante mutamento.
Allievo Vice Ispettore SANNA Giuseppe Cristiano
23 Giu 2022
Ad integrazione della partecipazione precedente Alcune scene del video sono tratte dal gruppo della trasgressione, gruppo atto a far riflettere il reo, sulla sua condotta, talvolta avvicinando anche le vittime a questi incontri. Come nel teatro greco, i detenuti sono capaci di entrare in un ruolo, interpretare una parte, in parole povere ipocrisia, pura e semplice ipocrisia, dettata dal fatto di poter ottenere un qualcosa utile al loro percorso. Difatti molti soggetti questo gruppo hanno tratto la palla al balzo, vedendolo come sbocco per poter uscire prima, queste non sono pure e semplici deduzioni, ma esperienza diretta e vissuta, poichè molti di coloro che vi hanno partecipato nelle sedute dell'Istituto di Milano "Opera", in colloqui diretti con loro, esternavano proprio questa loro scelta, quindi una specie di compromesso indiretto, atto ad ottenere un loro vantaggio.
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