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LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
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230
recensioni

A.A. Vincenzo di foggia 183º N. Efesto
02 Mar 2024
Dal documentario visionato “Quattro chiacchiere sul crimine" possiamo dedurre diverse testimonianze che hanno permesso di avere una visione sulle vittime del reato attraverso diversi punti di vista come quello delle vittime, che ricordano ogni singolo dettaglio dell' accaduto; tale sensazione è data dell'evidente traumaticità dell'evento, quello di chi commette il reato, che mostra assenza di coscienza ed evidenzia il non dar peso alla vita umana e di non considerare le vittime. Le vittime vengono spesso viste da chi commette il reato non come persone ma come un determinato oggetto per dar visione di tali. Diversi professionisti ruotano attorno al mondo della giustizia come giornalisti, avvocati,magistrati.
Il giornalista, ha analizzato le modalità con cui viene riportata la notizia,affermando che spesso i giornalisti si focalizzano più sul momento, che è un elemento molto forte, che " cattura l'attenzione pubblica", e sulla sentenza, piuttosto che sulle conseguenze.
ANDREA MAIORINO 183º CORSO NUCLEO EFESTO
02 Mar 2024
Il tema della vittima ha attirato la mia attenzione. L’intervista alle vittime mi ha fatto riflettere su un aspetto importante, ossia di come il reo, molto spesso sconosciuto, riesca a recare traumi e ferite incolmabili. Il desiderio di giustizia, da parte delle vittime di reo, molto spesso non combacia con la sentenza data, poiché ritengono che non sia soddisfacente per ricompensarli del dolore recatogli. Mi ha inoltre fatto riflettere l'intervista al Magistrato di sorveglianza che espone le mille difficolta' e responsabilita' che caratterizzano il suo ruolo. Senza ombra di dubbio figura come il detenuto nel documentario hanno bisogno di un piano trattamentale adeguato per un efficace reinserimento sociale dato che nel caso specifico, la persona in questione non si rendeva conto della gravita' dei reati da lui commessi, per questo ritengo che meritino particolare ammirazione i professionisti del settore educativo-pedagogico. Ritengo che chiunque possa cambiare, ma servono i giusti mezzi e investimenti per il raggiungimento di quest'obiettivo.
Mirko bifulco nucleo efesto 183
02 Mar 2024
Dal documentario noto diversi punti di vista: lo stato d’animo di chi ha commesso un reato , della vittima ma soprattutto dalla famiglia della vittima di reato.Chiedendo giustizia e risposte che ad oggi non vengono ancora date. Si nota il trauma dei familiari della vittima e la difficoltà nel rassegnarsi per la perdita di qualcuno a loro caro .La cosa che mi ha colpito sono le testimonianze dei detenuti , i diversi pensieri della visione del mondo e della vita. Persone che hanno commesso errori che in quel momento non davano valore alla vita propria ma soprattutto a quella delle altre persone .Alcuni detenuti capiscono i propri errori , e cercano di “cambiare” grazie alle attività che offrono gli istituti per la rieducazione del detenuto.
A.A. ONDOSO EMANUELE NUCLEO EFESTO 183°
17 Feb 2024
Questo documentario tratta di tematiche molto difficili cioè, come abbiamo visto, tutto quello che c'è dietro le vittime di mafia. Il trauma maggiore, infatti, resta ai familiari (alle persone che si sono trovate nelle circostanze) che sono rimaste sotto shock dalla vicenda; per loro infatti è difficile metabolizzare l'accaduto e continuare come prima la loro quotidianità. Questo malessere viene accentuato dai giornalisti che non mostrano rispetto nei loro confronti, invadendo la loro privacy senza lasciarli neanche liberi di "andare al supermercato" , o facendo domande scomode e inopportune soltanto per far risaltare la loro intervista sui giornali; il loro unico scopo è quello di guadagnare sulla vicenda, infatti, scrivono solo frasi 'effetto che attirano l'attenzione senza approfondire il caso e magari dargli l'importanza di cui avrebbe bisogno. Negli ultimi tempi tutto ciò sta aumentando a causa dei social media dove queste notizie girano più velocemente e tutti sono ancora più al corrente dell'atteggiamento egoistico dei giornalisti.
Infine cambiando punto di vista, c'è anche quello di chi commette il reato; alcune persone si giustificano, ad esempio, dicendo di non conoscere il buonsenso, le leggi, i diritti perché cresciuti senza regole e non riesco ad immedesimarsi nel dolore delle vittime o dei familiari.
Ernesto Manica nucleo EFESTO 183° corso
17 Feb 2024
Già dal titolo "lo strappo" si può dedurre ciò che accade alle vittime di un reato, ovvero che con il reato viene portata via una parte di sé che tormenterà la vittima per sempre. La cosa brutta è che i criminali non conoscano le regole della società, il rispetto per le persone e il danno che creano alle vittime; cose che riconoscono fortunatamente grazie al trattamento rieducativo in carcere. Un aiuto potrebbe essere dato dai giornalisti nel diffondere le regole della società e le conseguenze di chi non le rispetta, ma loro si fanno presenti solo nel momento dell' accaduto e nel momento della sentenza, facendo domande non opportune in quel momento per la vittima e creando una situazione di sconforto. Così come i mass media che forniscono solo informazioni pubblicitarie e poco utili alla società e non del grande lavoro che accade all'interno delle carceri per cercare di salvare quante più persone possibili da quella strada intrapresa.
A.A. Supino Giovanni 183° Nucleo Efesto
16 Feb 2024
"La vittima non esiste!" La possibilità di compiere determinate azioni, restando imperturbati, è causata dall'idea che il criminale ha del oggetto passivo dell'azione. Si, oggetto. Non si può parlare di persona, con essa si rischia di provare empatia. Come si può commettere un crimine contro qualcuno che reputi tuo pari? Risulterebbe difficile, ecco che si applica quel meccanismo di giustificazione che consente al criminale di sminuire il valore dell'altro. Un esempio è riportato dal Magistrato di sorveglianza Cossia, racconta di un condannato che si lamentava di aver preso 16 anni per aver "fatto solo 105 rapine". Lui non ha ucciso nessuno, si giustifica. Non ritiene che ci sono vittime traumatizzate dalle sue azioni.
Gaetano Palumbo Nucleo efesto 183° verbania
16 Feb 2024
Il documentario visionato, "Lo strappo. Quattro chiacchiere sul crimine", ha affrontato un tema molto ampio e complesso attraverso diverse testimonianze che hanno permesso una visione completa di quanto trattato. È stato affrontato il tema del reato attraverso diversi punti di vista: quello delle vittime, che ricordano ogni singolo dettaglio dell' accaduto, come se fosse passato soltanto qualche giorno da esso; ciò a causa dell' evidente traumaticità dell' evento; quello di chi commette il reato, che mostra assenza di umanità e di coscienza ed esplicita di non dar peso alla vita umana e di non considerare le vittime quanto tali. Le vittime vengono spesso viste da chi commette reato non come persone ma come veicolo necessario al raggiungimento dell' obbiettivo e alla trasmissione di un determinato messaggio; quello di diversi professionisti che ruotano attorno al mondo della giustizia: magistrati, avvocati, giornalisti ,etc. L' avvocato ha analizzato il tema del risarcimento danni, spesso rifiutato dai familiari delle vittime, che, anziché accettare il risarcimento decidono di impegnarsi affinché sia fatta giustizia. Il giornalista invece, ha analizzato le modalità con cui viene riportata la notizia, affermando che spesso i giornalisti si focalizzano più sul momento, che è un elemento del racconto molto forte, che "cattura l'attenzione pubblica", e sulla sentenza, piuttosto che sulle conseguenze del reato e sull' impatto che esse hanno sulla vita di tutte le persone coinvolte.
A.A. Pasqua Gianluca Nucleo EFESTO 183° Verbania - PARTE 2
16 Feb 2024
Tutte queste concezioni non vengono viste dai criminali al momento dell’atto, ma lo si capisce quando si è detenuti, spesso troppo tardi, portando ad un senso di colpa e di coscienza su sé stessi, o peggio ancora, alcuni di loro non sono in grado di comprendere la gravità del reato commesso, semplicemente perché e il loro modo di vivere, agire sbagliando nei confronti delle vite umane, compreso la loro.
A.A. Pasqua Gianluca Nucleo EFESTO 183° Verbania - PARTE 1
16 Feb 2024
La visione del documentario porta in primis alla concezione del vivere quotidiano del criminale, basato sul senso unico e personale della sopravvivenza, dei propri interessi e poteri senza aver coscienza delle conseguenze che si può avere verso sé stessi ma soprattutto verso gli altri. Purtroppo, di fronte a queste situazioni tutti possono essere “vittime” spesso anche ingiuste, innocenti, e a pagare il conto è sempre la società stessa. Un esempio è proprio nel documentario dell’“Auto bomba” rivolta al magistrato Palermo, (fortunatamente sopravvissuto), ma che ha colpito la vittima dei familiari. Loro chiedono innanzitutto giustizia, ma non come risarcimento dei danni. Infatti, cosa che non condivido, alcuni giornalisti credono che il processo sia solo un modo per risarcire le vittime, o capire se perdonano il criminale mettendo da parte il lato più importante: quello emotivo. Eppure le vittime sanno che purtroppo i processi sono molte volte ingiusti, lunghi, con un'alta probabilità di non ricevere giustizia, costretti a vivere con la consapevolezza di aver perso una persona senza motivo e con un “perché”? ,che si porteranno per tutta la vita. Seppur non vittima del reato, in alcuni casi spesso si è lo stesso vittima in altri ambiti, come la necessità di abbandonare il proprio lavoro, o peggio della libertà solo perché si fa il proprio mestiere.
Gaetano Palumbo
16 Feb 2024
Il documentario visionato, " lo strappo. Quattro chiacchiere sul crimine" ha affrontato un tema molto ampio e complesso attraverso diverse testimonianze che hanno permesso di avere una visione completa di quanto trattato. È stato affrontato il tema del reato attraverso diversi punti di vista: quello delle vittime, che ricordano ogni singolo dettaglio dell' accaduto, come se fosse passato soltanto qualche giorno da esso; ciò a causa dell' evidente traumaticità dell' evento; quello di chi commette il reato, che mostra assenza di umanità e di coscienza ed esplicita di non dar peso alla vita umana e di non considerare le vittime quanto tali. Le vittime vengono spesso viste da chi commette il reato non come persone ma come veicolo necessario al raggiungimento dell' obiettivo e alla trasmissione di un determinato messaggio; quello di diversi professionisti che ruotano attorno al mondo della giustizia: avvocati,magistrati , giornalisti ecc. L'avvocato ha analizzato il tema del risarcimento danni, spesso rifiutato dai familiari delle vittime, che anziché accettare il risarcimento, decidono di impegnarsi affinché sia fatta giustizia. Il giornalista, invece, ha analizzato le modalità con cui viene riportata la notizia,affermando che spesso i giornalisti si focalizzano più sul momento, che è un elemento molto forte, che " cattura l'attenzione pubblica", e sulla sentenza, piuttosto che sulle conseguenze del reato e sull'impatto che esse hanno sulla vita di tutte le persone coinvolte.
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