LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
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recensioni

All. V.I. Rosanna Trisolini
23 Giu 2022
Ad integrazione del mio contributo fornito, penso che un buon ispettore debba fare uso del pensiero laterale soprattutto durante gli eventi critici! Mi è capitato sovente giungere in sezione perché chiamata per un evento critico, in poco tempo bisogna avere la capacità di cogliere degli elementi non palesi, oltre ciò che viene detto da colleghi e contendenti, penso ad esempio, al detenuto, apparentemente estraneo, che si allontana come a volersi nascondere, oppure il detenuto che ci fa cenno di volerci parlare! Spero di aver reso chiaramente il mio pensiero
Allievo Vice Ispettore PIRULLI
23 Giu 2022
Documentario senza dubbio interessante, che analizza le singole figure che ruotano attorno al "reato". La condizione della vittima è quella che con il proprio carico emotivo lascia senza parole. Le esperienze riportate sono estreme e non possono che condurre ad un senso di rabbia, per quello che hanno subito, per la poca importanza che hanno all'interno del procedimento penale e per il poco rispetto dei media, che vogliono solo spettacolarizzare la cosa. I professionisti della giustizia, d'altra parte, esprimono frustrazione ed amarezza. Tale condizione, col passare degli anni, sfocia nella rassegnazione di fronte ad un sistema che non fornisce tutti gli strumenti necessari. Poi c'è il reo, colui che con il proprio comportamento ha creato le “vittime del reato”, ma che al tempo stesso si sente vittima. Il nostro sistema d'altronde riconosce loro questa condizione. L'art. 27 della Costituzione prevede che la pena deve tendere alla rieducazione, senza alcun riferimento al carattere afflittivo della pena e per questo la vittima ha solo un ruolo marginale. Infine, relativamente all'esperienza dello scrivente, fa riflettere come ogni operatore della giustizia debba fare riferimento al reato commesso, ogni volta che esprimere un parere sul soggetto, mentre l'Agente di Polizia penitenziaria può anche non conoscere il reato commesso. Anzi tale condizione è spesso auspicata, in modo da garantire a tutti lo stesso trattamento, scevri da qualsivoglia coinvolgimento emotivo.
Allievo Vice Ispettore PISCIOTTA Manlio
22 Giu 2022
ho avuto il modo di vedere il documentario, Per quanto riguarda il reo rimango colpito dal suo comportamento e dalle sue affermazioni, le quali descrivono il non riconoscimento delle vittime e del dolore provocato ai suoi cari, nel momento in cui commette il reato. a partire dal incoscienza nel commettere il reato dovuto molto spesso alla crescita in contesti familiari critici dove vi è una assenza di valori, Incoscienza nel lasciare le persone che hanno subito questi reati con un trauma che forse li accompagnerà per un lungo periodo. Un altro concetto che si affronta nel documentario è l'importanza del trattamento rieducativo del detenuto in cui fa capire quanto sia importante dare i mezzi giusti per far si che la persona possa cambiare e che una volta scontata la pena non ritorni a delinquere. Tale affermazione viene riconosciuta anche da chi amministra la giustizia, confermando che le vittime anche a distanza di tempo riportano uno “strappo” a livello emotivo. Infine, è rilevante anche il parere del giornalista che spiega i meccanismi del sistema mediatico che spesso fa vedere solo una parte della verità, ponendo particolare attenzione alle conseguenze che quest'ultimo può ripercuotere sui familiari delle vittime e sulle altre persone coinvolte nei fatti.
Allievo V.I. Nucleo Genova Carmine Sasso
21 Giu 2022
I protagonisti delle nostre storie, pur rivestendo all’interno della propria condizione ruoli decisamente diversi tra loro, hanno un tratto comune: l’“essere vittima”. Il detenuto che afferma di sentirsi vittima “della necessità e delle priorità di sopravvivenza” evidenziando il fatto di essere stato condannato ad una pena di cui non riconosce il vero senso se non quello di provare una sensazione di amarezza. Il marito protettivo e pentito verso una moglie che sente di non aver protetto abbastanza e che descrive “lo strappo”: il sentimento della vittima quando tutto si interrompe. Le vittime non sono solo coloro che subiscono la conseguenza di un atto violento perpetrato da un balordo o da una società colpevole; le vittime sono “i fragili” che circondano quelli che vengono a mancare, le mogli, i figli che sopravvivono alla morte dei loro cari; vittime di un sistema corrotto nell’animo che ha radici nel loro passato sono anche i criminali stessi, incapaci di diventare consapevoli dell’errore e dei diritti della società anche quando crescono, perché feriti fin da bambini. Infine vittime sono le istituzioni: il Mag. Carlo Palermo privato della fierezza di ricoprire un ruolo istituzionale e persino il deluso Giudice di sorveglianza, intristito perché “incapace” di penetrare nello spirito e nella coscienza dei rei destinate ad essere da lui sorvegliate, perché privo degli strumenti introspettivi che nessuno gli fornirà mai e che nessuno immagina quanto egli desideri possedere.
Allievo V. Ispettore Giovanni T.
20 Giu 2022
VITTIME - PERSONE - CRIMINALI - DETENUTI - VITTIME. Se ti assumi la responsabilità di aver commesso un reato Ti assumi anche la responsabilità di riconoscere la Vittima. La Vittima è chi a sua volta è stato Vittima “VITTIMA nella VITTIMA” Il trauma causato e la conseguenza alla violenza “VIOLENZA alla VIOLENZA SUBITA” Le Vittime cercano delle conferme - in prigione può finirci chiunque - imputato Vittima di un processo. Verità processuale diversa dalla realtà dei fatti, dietro al delitto ci sono persone. I familiari che restano a casa sono le vere Vittime. Menomale che sono stato arrestato la crescita è nel confronto è nella riflessione.
Allievo Vice Ispettore SANNA Giuseppe Cristiano
19 Giu 2022
Correlazione trasgressore - vittima. Questi due soggetti sono separati da una sottile linea, l' uno dipende dall' altro, ma entrambi con un pensiero differente sul ruolo. Da quanto fatto trapelare dal video, la vittima non si capacita del perché, non sa dare una risposta, non si sa dare pace, il peso della violenza se lo trascina a vita, quasi in maniera morbosa, come senso di penitenza dandosene una colpa perché non è riuscito ad evitare l'evento. Dall'altra parte il trasgressore, che a differenza, appare indifferente, come se fosse l'azione di un lavoro, anzi è capace talvolta di trasformarsi lui stesso in vittima, vittima del sistema. Tra questi due soggetti si travisa quasi una inversione di sentimenti e di emozioni. Alcune scene del video sono tratte dal gruppo della trasgressione, gruppo atto a far riflettere il reo, sulla sua condotta, talvolta avvicinando anche le vittime a questi incontri. Come nel teatro greco, i detenuti sono capaci di entrare in un ruolo, interpretare una parte, in parole povere ipocrisia, pura e semplice ipocrisia, dettata dal fatto di poter ottenere un qualcosa utile al loro percorso. Difatti molti soggetti questo gruppo hanno tratto la palla al balzo, vedendolo come sbocco per poter uscire prima, queste non sono pure e semplici deduzioni, ma esperienza diretta e vissuta.
allievo V.Isp. nucleo Genova Vittorio D.B.
19 Giu 2022
Dopo aver visto il documentario, ritengo personalmente, che nell'ambito della commissione di un reato tutti gli attori siano un po' "vittime”. Dalla vittima in senso stretto che subisce il reato perdendo un bene o la vita, ai familiari della stessa che nei casi peggiori vivono con il ricordo e con la rabbia di non poter più stare vicino ai propri affetti. Anche gli autori del reato, che non hanno avuto gli strumenti necessari per affrontare la vita nel rispetto della legge, spesso non si rendono conto dei gesti che fanno, perché a loro volta non hanno cura della propria vita e non riescono a capire il male che possa creare ogni loro azione volta alla commissione di un reato. Anche le famiglie di questi ultimi, che in molti casi fanno di tutto per vedere il proprio congiunto libero prima possibile, magari pagando di tasca propria gli avvocati per garantirgli una migliore difesa. Per quanto riguarda i professionisti della giustizia possono essere anche loro considerati vittime di un sistema che non permette di lavorare al meglio provocando un arretrato di lavoro eccessivo causato anche dalla carenza di personale, infatti la giustizia italiana come detto nel documentario si era classificata al 156° posto su 181 paesi nel mondo.
Allievo Vice Ispettore Funaro Antonio - Nucleo Genova
17 Giu 2022
L'aspetto che ho trovato maggiormente interessante nel documentario è la rappresentazione della differenza netta di valore che la fattispecie criminosa assume dal punto di vista dell'autore rispetto a chi invece ne è rimasto vittima. Dalle parole del detenuto intervistato viene fuori una descrizione da manuale di quello che è il tratto psicologico di chi è dedito al crimine, ci spiega che la sua assenza di valori, riferendosi al preciso periodo in cui era dedito compiere attività criminose, gli impedisce di cogliere le gravi conseguenze cagionate alle vittime dei propri reati, la vita umana stessa è priva di valori per il criminale incallito. L'evento criminoso è quindi la normalità per chi ne è dedito, mentre per chi lo subisce rappresenta invece uno sconvolgimento assoluto della propria esistenza, uno "strappo" per rimanere in tema con il documentario. Personalmente non so se fosse il reale intento del documentario, ma in conclusione sembrano venire fuori molteplici figure di quelle che possiamo definire "vittime" sotto diversi profili. Quindi non solamente la vittima che ha subito la sofferenza del reato, ma ad esempio il detenuto stesso che si sente vittima di un sistema che a suo dire lo ha abbandonato, poi emerge la figura del magistrato di sorveglianza "vittima" che lamenta mancanza di strumenti fornitigli dal sistema giustizia per poter svolgere con più efficacia il proprio ruolo.
Allievo V.Isp SIGNORE Eugenio
17 Giu 2022
Video molto interessante che mette in luce le diversi aspetti della reazione umana nel momento in cui avviene il reato. Nel video possiamo notare come per il criminale questo sia un evento ordinario della propria vita e quindi non prova nessun rimorso nei confronti di chi è vittima del suo comportamento dall'altra parte invece abbiamo la vittima per la quale questo è un evento inaspettato e causa una condizione di trauma che varia da persona a persona, c'è chi a distanza di anni non è riuscita ancora capacitarsi di quel che è successo, c'è chi prova rabbia dicendo che non avrebbe mai perdonato chi ha causato tutto quel dolore, chi si colpevolizza del fatto che avrebbe potuto fare qualcosa in più per proteggere la persona che li era accanto. A sua volte il criminale riconosce come vittime non chi ha subito il fatto ma la famiglia, mogli figli bambini padri madri che pagano per gli errori commessi da un soggetto al quale la società non ha saputo dare aiuto offrire una via d'uscita e che magari l'ha abbandonato in un carcere senza possibilità di intraprendere un percorso che lo reinserisca all'interno del tessuto sociale una volta scontata la pena, quindi a sua volta si sente vittima dello Stato.
Allievo Vice Ispettore Piccolo Pasquale
16 Giu 2022
Visionando il filmato emerge che quando avviene un reato si colpisce il tessuto sociale nelle vite di chi lo commette e di chi ne è vittima. Rispetto al reato emerge un prima (in cui si verifica una carenza di riconoscimento della sofferenza dell'altro dalla quale il soggetto trae soddisfazione) e un dopo (costituito attraverso il percorso detentivo dalla presa di coscienza dello stretto contatto tra la vittima ed il carnefice che provoca una lacerazione sia nel reo che nella vittima). Tale lacerazione, nel percorso detentivo, può trovare uno spazio di riflessione attraverso il quale vi è un'assunzione di responsabilità degli avvenimenti accaduti e il riconoscimento dell'altro. Nella vittima e nei propri familiari si sperimentano una gamma di sentimenti che passano dall'odio al desiderio che il processo commissioni una giusta punizione e, in tempi più o meno brevi, accade che il desiderio di giustizia si trasformi nel desiderio che il reo possa sviluppare la coscienza della perdita causata. In tal senso sarebbe auspicabile che ci fossero degli interventi mirati volti a favorire la presa di coscienza del danno causato da parte del reo per stabilire una relazione riparativa con l'altro. E' importante sviluppare programmi anche sul personale che lavora direttamente a contatto con il deviante per facilitare la diminuzione dei livelli di rabbia e pregiudizio sviluppando una diversa ottica rispetto all'uso degli stereotipi proposti dalla società.
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