LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
Vai ai contenuti

PARTECIPA


Se hai visto il documentario, hai partecipato ad un incontro o hai letto i materiali di approfondimento ti chiediamo di raccontarci come è andata. Ci farebbe piacere, attraverso questa pagina, conoscere la tua opinione e farla conoscere agli altri.

(N.B. Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato. Il tuo commento sarà reso visibile dopo aver verificato che i contenuti, anche critici, siano scritti in maniera educata).

Grazie del tempo che vorrai dedicarci.

9 commenti


1 2
Clan/Fuoco "Cervo Bianco", Cinisello Balsamo 3
2018-11-29 16:54:13
La sera del giorno 16 marzo 2018 ci siamo recati presso il teatro del carcere di Opera per assistere all’evento “Lo strappo” .
Dopo aver lasciato all’entrata i nostri pregiudizi, addentrandoci all’interno del carcere ci siamo subito resi conto di essere entrati in un contesto quasi surreale, in cui viene a mancare qualsiasi senso di autonomia e di libertà: le porte presenti in una stanza non si aprono mai contemporaneamente e vengono aperte dalle guardie carcerarie elettronicamente, non si può circolare all’interno di qualsivoglia ambiente carcerario senza essere scortati. Vige un silenzio tombale, un’atmosfera di attesa. Mi sarei immaginata di incontrare omoni alti 2 metri, coperti di tatuaggi e cicatrici, aspettative figlie dei tanti film americani in cui i carcerati sono solo delle masse di muscoli che passano il tempo a combattere contro i “secondini”. Ma così non è stato. Ho cercato a lungo con lo sguardo i famigerati carcerati, questi bruti, ma ho trovato solo uomini. Ho scrutato il loro viso, cercando nei loro volti qualche tratto che tradisse il crimine commesso, ma ho trovato solo volti assonnati, barbe rasate, rughe, occhiaia, capelli bianchi. Alcuni di loro sono padri di famiglia, altri fratelli, nonni, tra loro c’è anche un disabile sulla carrozzina. Spesso, siamo portati a pensare che il male, seguendo i canoni classici, sia rappresentato da uomini demoniaci e mostruosi, e per questo motivo rimaniamo basiti nell’osservare che in realtà il male è rappresentato da uomini piccoli, “normali”, ai quali si potrebbe, a prima veduta, attribuire qualsiasi aggettivo o attributo fuorché assassino, omicida, ladro o mafioso. Tutti i mostri sono umani, ma soprattutto che sono uomini che con le loro scelte, indubbiamente sbagliate, sono stati portati a negare la loro stessa umanità. Sono anche vittime, non solo carnefici.
Tra i relatori presenti sul palco c’erano anche degli ergastolani. Loro stessi non si definivano per nome e cognome, ma per reato e pena, per scelte sbagliate, per rimorsi e colpe. Tutto questo si rifletteva nelle loro stesse azioni: non stavano fermi un attimo, porgevano il microfono ai relatori da una parte all’altra del palco, allungavano i fili per permettere agli altri di parlare, se un microfono si spegneva o non funzionava erano i primi ad intervenire per cercare di risolvere la situazione. Ogni loro gesto esprimeva un’impellente urgenza di fare del bene, di rimediare ai danni fatti, una colpa logorante, la pesante consapevolezza di essere dei mostri.
Con ciò non si intende giustificare le azioni commesse da questi, ma comprendere che esiste un’umanità che ha bisogno di essere ritrovata per mezzo di percorsi educativi attuati dentro e fuori dal carcere. Probabilmente alcuni di loro non realizzeranno mai realmente quanto male hanno fatto, alcuni avranno delle ricadute, altri apriranno gli occhi e vivranno per tutta la vita con un rimorso lacerante, con la consapevolezza di aver spezzato delle vite, di aver impedito un futuro migliore ai loro parenti più prossimi, di aver bruciato e compromesso incontrovertibilmente la loro stessa vita.
È facile commentare l’ennesima tragedia con un “sarebbe da sbattere in cella e buttare via la chiave”, lavandosene le mani, è difficile trovare del bene in questi uomini, ma non impossibile. Come affermava Socrate, non esiste il male, ma l’ignoranza del bene.

Continua su Facebook

Emanuele
2018-10-15 17:58:59
sono un cristiano praticante ,da giovanissimo visitavo sempre i carcerati...e ora li visito spiritualmente ,ogni giorno nella preghiera, prego per loro.
Sono rimasto molto colpito da quella mamma carcerata che ha ucciso il figlio.
Azioni come le vostre sono molto positive , per avvicinare il mondo esterno al Carcere di modo che il Carcerato non si senta mai squalificato come persona.
Bravissimi , andate avanti così, affinchè ogni carcere si un'autentica casa di ricostituzione della persona, e la condanna non sia un tempo di dolore, ma sia un tempo di meditazione .
Con tanta cordialità vi saluto .
Carlo Maria
2018-10-13 00:21:29
Ho avuto modo di guardare il documentario de “LoStrappo”: mi è piaciuto, ben girato e costruito.
La prima impressione è che le dissonanze tra gli intervistati chiariscano una volta di più come sul tema della pena molto ancora ci sia da lavorare.
Si tratta di abbandonare, quando possibile, le posizioni estreme: e di chi, a volte comprensibilmente, si lascia pilotare dalla sfiducia e di chi pensa che tutto si risolva con un po’ di buoni sentimenti.
Cercare soluzioni equilibrate e fondate che individuino gli strumenti più efficaci per attuare il sempre citato art. 27 Cost.
Stefania Romano
2018-07-04 22:16:58
Abbiamo avuto modo di vedere il documentario con gli studenti presenti a Milano a "Fà la cosa giusta!" e devo dire che è stato apprezzato. E' stato anche l'occasione per approfondire il tema dei diritti in carcere, tema molto delicato e non sempre "digeribile".

Credo che sia necessario lavorare molto su questi argomenti, nella speranza che crescano buone generazioni di futuri cittadini consapevoli e "umani".

Grazie per l'interessamento e la disponibilità, sperando di incontrarci ancora

Un caro saluto

Stefania Romano, insegnante di legislazione sociale (classe IV Ipsss Maddalena di Canossa, Brescia)
Andrea La Piana
2018-03-20 09:50:12
Venerdì sera ero presente ad Opera insieme ad una ventina di colleghi universitari. Eravamo studenti di giurisprudenza dell'Università Cattolica di quasi tutti gli anni di corso: a partire da chi sta frequentando il secondo anno e quindi sta iniziando proprio ora lo studio del diritto penale, fino ad arrivare ai laureandi.

La possibilità di confronto con chi si occupa quotidianamente di diritto è sempre stimolante, ma l'aspetto che ha reso inedito e per questo ulteriormente significativo l'incontro è stata la contemporanea presenza delle luci e delle ombre della realtà carceraria.

Per questo desidero porgerVi i nostri più sentiti ringraziamenti in merito alla possibilità da Voi offertaci di conoscere da vicino la carnalità di un mondo che, pur essendo oggetto quotidiano dei nostri studi, troppo spesso rimane astratto, restando relegato alla sola teoria dei libri di testo. Poiché per poter sperare di comprendere almeno un po' il diritto penale occorre "incontrarlo", non è sufficiente studiarlo, il ringraziamento risulta essere unanime da parte di tutti noi studenti. Ad esso si unisce la speranza di poter presto assistere a nuove iniziative del genere, magari anche presso la nostra università.

Per noi studenti di giurisprudenza è stata anche l'occasione per cogliere con chiarezza come il diritto in sé sia tutto affascinante. A questo dato di partenza si aggiunge però, per chi decide di occuparsi nello specifico del diritto penale, la consapevolezza di come questo comporti l'avere a che fare con una realtà drammatica e allo stesso tempo commovente, cioè che "muove".


Vi ringrazio nuovamente a nome mio e di tutti i miei colleghi presenti venerdì
1 2
Credits
Torna ai contenuti